FAQ e informazioni sulla balbuzie
Finora abbiamo esaminato i diversi fattori che contribuiscono all'insorgenza e alla persistenza della balbuzie evolutiva. Abbiamo discusso di come blocchi, ripetizioni e suoni prolungati possano essere osservati nel discorso di individui che balbettano (si veda la sezione "L'esperienza della balbuzie"). Tuttavia, è importante ricordare che queste disfluenze possono a volte essere scambiate per quelle associate ad altre condizioni o che ci sono alcune condizioni che a volte co-occorrono con la balbuzie, per esempio l'ADHD, lo spettro autistico, i disturbi del linguaggio, o sindromi come la sindrome di Down, e così via.
Di seguito, ne citiamo e descriviamo brevemente alcune tra le più comuni.
Cluttering
Il cluttering viene talvolta confuso con la balbuzie: infatti, non è raro sentire persone con cluttering dire che pensavano di essere persone che balbettano (Wilhelm, 2020). Ciò è probabilmente dovuto alla disinformazione su questa condizione sia nella popolazione che tra gli operatori sanitari, ma anche al fatto che la balbuzie e il cluttering possono spesso coesistere. Inoltre, "gli adulti di diverse culture hanno atteggiamenti verso il cluttering simili - ma un po' meno positivi - dei loro atteggiamenti verso la balbuzie" (St. Louis et al., 2014), quindi è importante diffondere la consapevolezza anche su questa condizione!

La prevalenza del cluttering non è stata stabilita in modo definitivo, ma alcuni ricercatori sottolineano come possa essere un po' più diffuso della balbuzie negli adolescenti e nei giovani adulti, con una prevalenza intorno all'1,1%, e altri affermano che il cluttering è presente in circa il 5%-16% della popolazione disfluente, a seconda delle fasce di età. L'esordio del cluttering sembra avvenire dopo l'esordio della balbuzie (che di solito avviene nella prima infanzia), durante la preadolescenza (10-13 anni), anche se alcuni segni di questa condizione possono essere riscontrati anche prima di questa età (si veda van Zaalen e Strangis (2022) per un elenco di riferimenti bibliografici sulla sua prevalenza e insorgenza).
Oltre a questo, la buona notizia è che l'International Cluttering Association (ICA) e diversi professionisti della salute in tutto il mondo stanno facendo un ottimo lavoro di sensibilizzazione!
Volete saperne di più? Continuate a leggere e sentitevi liberi di esplorare le nostre risorse qui sotto.
Sebbene non esista una definizione perfetta di cluttering e questa stia cambiando nel tempo grazie al lavoro di molti ricercatori in questo campo, possiamo utilizzare quella che segue (Cook et al., 2023):
Il cluttering è una condizione comunicativa in cui un parlante non è in grado di adattare il ritmo articolatorio alle richieste semantiche, sintattiche, morfologiche, pragmatiche e fonologiche del momento (van Zaalen & Reichel, 2015). Le caratteristiche di questa definizione sono coerenti con la definizione di Minimo Comun Denominatore (Lowest Common Denominator, LCD) (St. Louis & Schulte, 2011).
Secondo la definizione dell'LCD, il linguaggio del parlante è tipicamente percepito nel complesso troppo veloce, troppo irregolare o entrambe le cose. Questo deve essere accompagnato da una o più delle seguenti: (a) eccessiva presenza di disfluenze "normali" nel parlato, (b) collasso o cancellazione eccessivi di sillabe, e/o (c) pause, stress sillabico o ritmo del parlato anomali. Inoltre, Van Zaalen e Reichel (van Zaalen, 2009; van Zaalen & Reichel, 2015) distinguono tra cluttering sintattico e cluttering fonologico.
Il cluttering sintattico è caratterizzato da problemi nella codifica grammaticale e nel recupero delle parole a una velocità del parlato elevata. L'indicatore più comune del cluttering sintattico è un numero eccessivo di disfluenze normali.
Il cluttering fonologico è caratterizzato da problemi di codifica fonologica e da errori di struttura delle parole o di sequenziamento delle sillabe a una velocità del parlato elevata, soprattutto nelle parole multisillabiche. Gli indicatori più comuni di cluttering fonologico sono la riduzione dell'intelligibilità del parlato a causa di effetto telescopio (es. "tefono" invece di "Telefono") e coalescenze (es. plizia invece di "polizia"), e/o la durata anomala delle pause, e/o un anomalo stress sillabico.
Poiché il solo uso delle parole non è sufficiente a descrivere tale condizione (come nella balbuzie, del resto!), l'ICA propone un approccio tripartito verso una concettualizzazione funzionale e clinicamente basata del cluttering (Myers et al., 2018) che comprende 3 elementi.
Descrizione verbale dei sintomi
Registrazioni video e audio del cluttering
Testimonianze di persone con cluttering (PWC) e dei loro familiari che offrono una prospettiva sui comportamenti esteriori (osservati)

Date un’occhiata qui!
Sul sito web dell'ICA si trovano molte risorse e qui si può vedere se c'è un rappresentante del proprio Paese da contattare per domande e informazioni. L'ICA è un'organizzazione senza scopo di lucro a sostegno delle PWC, dei loro clinici, familiari, community e dei ricercatori interessati a questa condizione. Il loro obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza del cluttering nell’opinione pubblica, i logopedisti, i ricercatori e altri professionisti della salute.
Per maggiori informazioni sul cluttering qui potete leggere l'opuscolo sul cluttering , che sarà presto tradotto in altre lingue!
Per una definizione più approfondita e alcuni esempi in parole povere, vi suggeriamo di leggere la Concettualizzazione clinica del cluttering - Approccio tripartito alla concettualizzazione del cluttering e il poster realizzato per il 3° congresso mondiale sul cluttering (le immagini di questo paragrafo sono tratte da lì!). Se invece volete leggere un case study su un adolescente alle prese con il cluttering, potete cliccare qui.
Infine, potete unirvi alla Cluttering Community qui, e naturalmente potete seguire ICA su Instagram, Facebook e Twitter. Buona lettura!
Balbuzie e Sindrome di Down (SD)
Il linguaggio delle persone con SD può essere caratterizzato da disfluenze. È stata infatti dimostrata una correlazione tra SD e balbuzie in circa il 31% dei casi (1 persona su 3 con SD balbetta) (Devenny & Silverman, 1990). In generale, i tipi di disfluenze possono essere simili a quelli osservati nella balbuzie evolutiva o possono assumere forme diverse.
Balbuzie e disturbo fonologico
Alcuni bambini, durante lo sviluppo del linguaggio, possono manifestare un disturbo fonologico. Il disturbo fonologico e la balbuzie si manifestano spesso insieme (dal 16 al 30% dei casi); la sua prevalenza nella popolazione generale varia dal 6% all'8% (Blood et al., 2003).
Nonostante i vari studi effettuati, tuttavia, non è ancora facile chiarire la relazione tra balbuzie e disturbo fonologico in termini di cause e caratteristiche!
Balbuzie e spettro autistico
Le persone nello spettro autistico possono sviluppare diverse forme di disfluenza come la balbuzie, il cluttering e le disfluenze atipiche (come le disfluenze a finale di parola; Scaler Scott, 2015). La consapevolezza delle disfluenze può variare da persona a persona e può essere considerata come un continuum che va da nessuna consapevolezza fino a sentimenti negativi e percezioni cognitive errate (Scaler Scott et al., 2014).
Balbuzie e ADHD
Si stima che il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) sia presente in circa il 3%-5% dei bambini in età scolare (American Psychiatric Association, 2000). La prevalenza dei bambini balbuzienti e affetti da ADHD non è nota, ma alcuni studi preliminari pubblicati suggeriscono che può variare dal 4% (Arndt & Healey, 2001) al 26% (Riley & Riley, 2000).


