La balbuzie può avere un impatto emotivo e sociale, soprattutto quando la persona si sente giudicata, interrotta, presa in giro o esclusa. Per questo è importante sostenere la fiducia comunicativa, l’autostima e la possibilità di partecipare pienamente alle situazioni quotidiane.
Sdoganare la balbuzie: parliamone senza vergogna
Oggi sappiamo che, quando la persona è consapevole della propria balbuzie o appare frustrata, parlarne con delicatezza può ridurre il senso di tabù.
Non è necessario nominare la balbuzie continuamente, né forzare il bambino o la bambina a parlarne. Ma se lo vedi visibilmente frustrato o frustrata dopo un blocco o un momento difficile, puoi dire qualcosa di semplice e rassicurante:
“Ho visto che quella parola si è un po’ incastrata. Succede. Io sono qui e ho tutto il tempo di ascoltarti.”
Oppure:
“A volte parlare può essere faticoso. Possiamo prenderci tutto il tempo che serve.”
Può essere utile anche dare un nome alle emozioni che emergono, senza correggerle o minimizzarle. Per esempio: “Mi sembra che questa cosa ti abbia fatto arrabbiare” oppure “Forse ti sei sentito o sentita scoraggiato/a”. Dare parole alle emozioni aiuta il bambino o la bambina a riconoscerle e a sentirsi accompagnato/a.
Anche gli adulti possono modellare questo processo: “Sono un po’ frustrato in questo momento, quindi faccio una pausa e poi ne riparliamo”. In questo modo il bambino o la bambina impara che le emozioni non sono pericolose e che possono essere accolte e gestite.
L’obiettivo non è convincere la persona che “non c’è nessun problema”, ma farle capire che non c’è nulla di sbagliato nel suo modo di essere e che la sua voce conta, anche quando le parole fanno fatica a uscire.
Può essere utile anche normalizzare gli inciampi comunicativi: tutti, a volte, ci fermiamo, ripartiamo, cerchiamo le parole o dimentichiamo cosa volevamo dire. La balbuzie non va banalizzata, ma può essere inserita in un’idea più ampia di comunicazione umana, varia e imperfetta.
In famiglia può essere utile creare una cultura in cui le differenze vengono riconosciute e rispettate: c’è chi ha un accento, chi è molto alto, chi ha le lentiggini, chi ama ballare, chi cucina bene, chi balbetta. La balbuzie può essere raccontata come una delle tante caratteristiche di una persona, non come qualcosa da nascondere o da correggere a tutti i costi.
Un messaggio semplice e potente può essere: “Balbettare è OK. Vale sempre la pena dire ciò che hai da dire”.
Quando gli altri chiedono della balbuzie
A volte altre persone (es. parenti, amici, compagni, insegnanti) possono fare domande sulla balbuzie o non sapere come comportarsi. In questi casi, l’adulto può diventare un modello utile per il bambino o la bambina.
Può aiutare:
chiamarla per nome: balbuzie;
normalizzarla, senza farne un tabù;
spiegare agli altri come ascoltare.
Per esempio:
“Sì, a volte balbetta: potresti sentire delle ripetizioni, dei blocchi o dei momenti di silenzio. Sa cosa vuole dire; la cosa più utile è lasciargli/le il tempo di finire, senza interrompere.”
Quando il bambino o la bambina è pronto/a, può essere utile anche conoscere altre persone che balbettano, partecipare a gruppi, incontri o iniziative associative. Scoprire di non essere soli può rendere la balbuzie un’occasione di condivisione e, perché no, anche di divertimento!
Creare un'Alleanza con la Scuola
La scuola è uno dei primi contesti sociali importanti nella vita di un bambino o di una bambina. Per questo è utile organizzare un colloquio con gli insegnanti e concordare alcune linee guida condivise.
Il bambino o la bambina non dovrebbe essere escluso automaticamente dal parlare, dalle letture ad alta voce o dalle attività orali.
Gli insegnanti dovrebbero concordare modalità di partecipazione condivise con la persona che balbetta e la famiglia, per esempio dare più tempo, evitare di interrompere o decidere insieme quando e come leggere ad alta voce.
Alcuni bambini e bambine preferiscono essere interrogati per primi, altri preferiscono avere più tempo per prepararsi: non esiste una soluzione uguale per tutti.
Prese in giro, imitazioni o commenti svalutanti da parte dei compagni e delle compagne devono essere affrontati subito e con chiarezza.
Se si verificano prese in giro o bullismo
Se un bambino o una bambina viene preso/a in giro per la balbuzie, è importante chiarire subito che non ha fatto nulla di male. La responsabilità non è della persona che balbetta, ma di chi prende in giro e del contesto che eventualmente supporta questo comportamento.
Può essere utile ricordare al bambino o alla bambina che ciò che ha da dire è importante e che la sua voce conta.
Insieme a lui e con l’eventuale guida del proprio logopedista/a può essere utile immaginare alcune risposte possibili, anche attraverso piccoli giochi di ruolo: allontanarsi, chiedere aiuto a un adulto, dire una frase semplice come “Io parlo così”, oppure scegliere di non rispondere. L’obiettivo non è trovare la frase perfetta, ma aiutare il bambino o la bambina a sentire di avere diverse possibilità e supporto.
È importante anche parlare con gli insegnanti o con gli adulti presenti nei contesti in cui avvengono le prese in giro, in modo che la situazione venga osservata e affrontata.
Meglio evitare, invece, di prevenire il bullismo suggerendo al bambino o alla bambina di “controllare” la balbuzie o di nasconderla. Questo rischia di far passare il messaggio che sia responsabilità della persona che balbetta evitare di essere presa di mira.